“Ferma la banca che distrugge il territorio” . Al via la campagna di pressione su Intesa Sanpaolo contro le nuove autostrade lombarde
Milano, 15.12.11 – Parte la campagna nazionale di pressione sul Gruppo Intesa Sanpaolo in relazione alla costruzione di quattro grandi infrastrutture lombarde: Pedemontana, Bre.Be.Mi., Tangenziale Esterna Milano (Tem) e autostrada Cremona-Mantova, che avranno un pesante impatto sull’ambiente e sulle popolazioni residenti. Promotori dell’iniziativa sono le associazioni A Sud, Beati i Costruttori di Pace, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Comitato NoExpo, Coordinamento Comitati Pendolari Regione Lombardia, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Distretto di economia solidale della Brianza, Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile, Movimenti civici, Movimento Stop al Consumo di Territorio, Rete civica italiana, con l’adesione di un numero crescente di organismi nazionali e locali.
Intesa Sanpaolo risulta essere il gruppo bancario di gran lunga più esposto in tali infrastrutture, sia come finanziatore che come azionista delle società concessionarie. Per questo la Campagna chiede all’istituto di ritirare il proprio appoggio alla costruzione delle nuove arterie, dimostrando così di avere a cuore la tutela del territorio e la salute dei cittadini.
In particolare i promotori chiedono a tutti i clienti della banca di “votare con il portafoglio”, ovvero scrivere al proprio direttore di filiale sui temi sollevati dalla Campagna e, se la risposta non sarà soddisfacente, di chiudere ogni rapporto con l’istituto. Nelle prossime settimana non mancheranno altre iniziative pubbliche di pressione, anche in accordo con i comitati locali, mantenendo al tempo stesso la più ampia disponibilità ad un’interlocuzione con i responsabili della banca.
Le grandi opere di collegamento in Lombardia distruggeranno 53 milioni di metri quadri di terreni agricoli (dati Coldiretti), aumentando l’inquinamento e la cementificazione in un territorio già fortemente infrastrutturato. Inoltre secondo l’Agenzia europea per l’ambiente ogni anno nella sola pianura padana muoiono circa 7000 persone a causa dell’inquinamento. Nonostante ciò la Regione Lombardia continua a investire in autostrade confermando la propria arretratezza nel trasporto pubblico su ferro e la propria indifferenza rispetto a milioni di pendolari. Il risultato è un continuo aumento delle emissioni di Co2, in spregio agli accordi di Kyoto e in controtendenza con quanto sta avvenendo in altre regioni europee. L’attuale crisi finanziaria rende ancora più insostenibile questa politica, che in Lombardia comporterà investimenti superiori ai 9 miliardi di euro solo per le quattro opere citate. Risorse che potrebbero essere spese in opere ben più utili.
Per informazioni:
Roberto Cuda – robycuda@libero.it, 3402284686
Maurizio Bongioanni – m.bongioanni@gmail.com, 3287244226
Promuovono: A Sud, Beati i Costruttori di Pace, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Comitato NoExpo, Coordinamento Comitati Pendolari Regione Lombardia, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Distretto di economia solidale della Brianza, Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile, Movimenti civici, Movimento Stop al Consumo di Territorio, Rete civica italiana
Aderiscono: Altreconomia, A.R.C.I. Noerus (Co), Astrov (Gorgonzola, Mi), Associazione Convivio (Pc), Associazione Europea di Psicoanalisi, Associazione di Promozione Sociale Altritasti (At), Associazione Pro Loco Amici del Lago di Arignano (To), Blog Tg Roma Talenti, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, Circolo Vegetariano VV.TT. Treia (Mc) – Rete Bioregionale Italiana, Comitato No Tem Comazzo (Lo), Comitato No Tem Si Metro, Comitato per il Parco A. Cederna – Monza (Mb), Coordinamento Energia Felice, Dimensioni Diverse (Mi), Ecoistituto del Veneto “Alex Langer” Mestre (Ve), Ecologisti e Civici, Ecomuseo Borgo La Selva – Casole d’Elsa (Si), Fabio News, Gas Città Studi (Mi), Gas Cuccagna (Mi), Gruppo Consiliare “Per Comazzo”, Finansol.it, Iscub Istituto di Cultura Bioecologica (Le), Kronos Lombardia, Lista civica Voce alla Città – Tolentino (Mc), Lista di Cittadinanza per Unaltracittà (Fi), Liste Civiche Marche, “Lonato in movimento” – Lonato del Garda (Bs), Lupus in Fabula Fano (Pu), Medicina Democratica – Movimento di Lotta per la Salute onlus sezione di Alessandria, Portale Albanesi.it, Presidio Permanente Contro Pedemontana, Presidio Permanente Martesana, Rete di Salvaguardia del Territorio – Etruria/Tuscia (Vt), Sinistra Unita per Carugate (Mi), Vento Civico movimento politico – Tolentino (Mc), Wwf Modena onlus, Alex Zanotelli, missionario comboniano, direttore Mosaico di Pace
per informazioni: www.fermalabanca.org
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Fermiamo la banca che distrugge il territorio. Parte la Campagna di pressione su Intesa Sanpaolo contro le nuove autostrade lombarde
Rete Civica Italiana, Movimento Stop al Consumo di Territorio e Coordinamento Nord Sud del Mondo lanciano una campagna di pressione sul Gruppo Intesa Sanpaolo per interrompere il sostegno a grandi infrastrutture come Pedemontana, Brebemi, Tem e autostrada Cremona-Mantova, che comprometteranno un territorio già fortemente inquinato e allontaneranno ulteriormente il nostro paese dagli obiettivi di Kyoto.
Riportiamo di seguito l’introduzione al dossier di presentazione, scaricabile qui: Dossier Strade – Gruppo Intesa – Lombardia.
Le adesioni alla campagna di gruppi e associazioni possono essere inviate a: collabora@vizicapitali.org
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Questa campagna nazionale intende aprire un confronto tra i cittadini italiani e gli istituti di credito attivi nel finanziamento di nuove grandi opere. In un periodo caratterizzato dall’evidente segnale di una crisi economica e sociale di “sistema”, che obbliga tutti noi allo sforzo di identificare un nuovo modello di gestione del presente e del futuro, abbiamo ritenuto che le azioni sviluppate a difesa dei paesaggi, dei territori e dei beni comuni nei confronti delle sensibilità degli amministratori locali (che qualche importante risultato inizia a far intravvedere), dovessero essere affiancate da una specifica richiesta di “cambiamento” anche al mondo dei finanziatori di nuove impattanti opere (particolarmente anacronistiche in questo momento storico).
Nasce così questo dossier e la proposta ai cittadini di sollecitare la propria banca (finanziatrice di grandi opere) ad abbandonare questo suo essenziale ruolo, pena lo spostamento dei loro conti correnti verso istituti di credito più attenti ai diritti e ai bisogni collettivi. Questa campagna non è contro il profitto, ma per impedire che il profitto di pochi distrugga la base della vita di tutti.
Perché ancora strade?
8.200 morti nelle 13 principali città italiane, di cui 7.000 solo nella pianura padana secondo il Centro europeo ambiente e salute Oms (dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, febbraio 2011), 50.000 morti all’anno in tutta Italia secondo il Programma Clean Air for Europe della Commissione Europea (febbraio 2011), quasi mille morti all’anno solo nella città di Milano. E potremmo continuare. Qualunque sia la fonte, il metodo applicato e il numero complessivo di vittime, è evidente che siamo di fronte ad una vera e propria strage. I numeri sono certamente quelli di una guerra, ma stavolta l’ecatombe è provocata da un killer molto più silenzioso e impalpabile: l’inquinamento atmosferico. Responsabili sono sostanze chimiche come monossido di carbonio, piombo, idrocarburi policiclici aromatici, benzene e le famigerate polveri sottili (Pm10). Esse provengono dalle industrie, dai riscaldamenti delle nostre case e soprattutto dai trasporti, che da soli producono il 34,7% del Pm10, il 55% del benzene, il 51,7% degli ossidi di azoto e il 43,1% del monossido di carbonio (Legambiente, Mal’aria di città 2011).
Ma se questo è il problema, i nostri amministratori dovrebbero adottare misure che riducano il trasporto privato su gomma e promuovano l’uso della ferrovia, come sta avvenendo in tutta Europa. In Italia, invece, i nostri governi continuano a spendere miliardi di euro per costruire grandi arterie stradali ed autostradali, anche in territori già densamente popolati e infrastrutturati. Una scelta miope e irresponsabile e uno spreco di denaro pubblico, ben sapendo che tra pochi anni il petrolio sarà in via di esaurimento, mentre mancano risorse per le scuole e gli ospedali. Eppure l’Italia avrebbe bisogno più di altri di scelte decise contro l’inquinamento (siamo anche ai primi posti per numero di automobili rispetto alla popolazione) almeno per ridurre i ritardi accumulati. Infatti da sei anni è in vigore il Protocollo di Kyoto – un trattato internazionale che punta a ridurre le emissioni di gas che alterano il clima e prevede pesanti sanzioni per i paesi che non lo rispettano – ma l’Italia si è distinta per una clamorosa inadempienza: mentre l’Europa ha ridotto le proprie emissioni del 2,2% (la Germania del 18,1%) il nostro paese le ha aumentate del 9,9%, quando avrebbe dovuto ridurle del 6,5%. (Legambiente Lombardia, Le nuove autostrade lombarde non portano a Kyoto, dossier 2009)
In questo contesto la Lombardia spicca per l’arretratezza delle sue politiche sulla mobilità e, invece di seguire l’esempio di regioni avanzate come l’Ile de France, la Ruhr, la Greater London o la regione di Madrid, che hanno investito nel trasporto su ferro, continua a inseguire lo stesso modello degli anni ’60, quando il nostro paese viveva per la prima volta l’avvento della motorizzazione di massa. Oggi, casi emblematici di questa di obsoleta politica sono le grandi infrastrutture lombarde, prime fra tutte la Pedemontana, la Bre.be.mi., la Tengenziale Est Est Milano (Tem) e l’autostrada Cremona-Mantova, che abbiamo preso ad esempio di una strategia che sta impattando pesantemente sul delicato equilibrio ambientale e sulla nostra salute. E’ lo stesso modello che sta portando ad un consumo dissennato del territorio, a cementificazioni selvagge e all’impoverimento delle risorse naturali primarie. Al tempo stesso assistiamo a una profonda crisi della rappresentanza politica e a un grave scollamento tra istituzioni e società civile, laddove i partiti al potere rispondono sempre più agli imperativi dei gruppi economici che li sostengono.
A queste scelte distruttive – alimentate da potenti interessi economici e finanziari – bisogna porre un freno, chiamando a raccolta tutte le associazioni, i gruppi, i comitati, i singoli cittadini, le forze sociali e politiche. Per questo occorre organizzarsi con forme di pressione democratiche e nonviolente, ma efficaci, che pongano un limite alla distruzione del territorio. Una via da percorrere, accanto ai tradizionali percorsi istituzionali (petizioni, ricorsi, manifestazioni, ecc), è quella dell’obiezione finanziaria. Non dobbiamo dimenticare che la realizzazione di grandi opere è resa possibile dal sostegno finanziario di grandi banche, che spesso entrano anche nella compagine azionaria delle società concessionarie. Allora, considerata l’insensibilità della classe politica, perché non fare leva proprio sugli istituti di credito, che operano grazie ai nostri soldi? Perché permettere che i nostri risparmi vengano utilizzati per finanziarie progetti distruttivi?
Il caso della Lombardia è emblematico e perciò lo abbiamo preso come modello, oggetto di questo dossier e delle iniziative che speriamo seguiranno. La Lombardia è uno dei centri propulsori dell’economia italiana e le sue nuove grandi arterie sono considerate prioritarie nel piano di sviluppo infrastrutturale del paese, sebbene all’interno di una logica che i paesi più avanzati hanno abbandonato da tempo. Esse rispondono anche a un modello di crescita illimitata del PIL che ormai ha mostrato il fianco e comincia ad essere messo in discussione in diverse sedi nazionali e sovranazionali, a vantaggio di un nuovo concetto di benessere, slegato dalla logica angusta dello sviluppo quantitativo. Quello che succede il Lombardia interessa tutti, poiché qui si gioca molto delle scelte politiche ed economiche del paese e delle strategie dei governi attuali e futuri. Un’opposizione decisa, diffusa e costante da parte della società civile è il primo passo di un nuovo corso nella gestione del territorio, che non può ignorare le istanze delle persone che vi abitano a vantaggio dei soliti nomi dell’industria e della finanza. Pedemontana, Bre.be.mi, Tem e Cremona-Mantova danneggeranno la vita dei residenti e degli agricoltori, elimineranno molte terre coltivate, aumenteranno l’inquinamento e la cementificazione, per questo bisogna opporsi. In questo dossier proponiamo di farlo anzitutto esercitando la nostra pressione su Intesa Sanpaolo, che risulta essere l’istituto più coinvolto nei tre progetti. Il nostro invito è che ognuno scriva al direttore della sua filiale e, in caso di risposte insoddisfacenti, interrompa ogni rapporto con la banca spostando il conto su altri istituti più attenti come Banca Etica o le MAG. Ovviamente la decisione di interrompere il rapporto va comunicata sia ai promotori della campagna che alla direzione della propria banca. E’ un’azione che ovviamente non sostituisce altre forme di pressione, ma vuole essere uno strumento che integra le iniziative dei comitati e dei cittadini, che possono in questo modo promuovere la loro lotta nonviolenta in tutto il paese. L’iniziativa potrebbe anche offrire spunti e suggerimenti per altre situazioni analoghe nel paese. (17.11.11)
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La regina della banche armate
È di nuovo Bnp Paribas la regina delle “banche armate”. Nel 2010 il colosso francese (che controlla Bnl) ha appoggiato esportazioni di armamenti per 960 milioni di euro, sottraendo lo scettro al gruppo Ubi. Una scelta precisa della banca, che negli ultimi tre anni ha deciso di accaparrarsi la fetta più grossa di questo redditizio mercato. Ma Bnp può fregiarsi di un altro importante primato: quello di “banca nucleare”, stavolta a livello europeo. Lo rivela la classifica pubblicata da una rete di associazioni su www.nuclearbanks.org, dove l’istituto svetta con operazioni per oltre 13 miliardi di euro. Primati destinati forse a migliorare l’andamento del titolo in borsa (oggi un po’ meno, dopo la tragedia giapponese), ma non certo l’immagine tra i cittadini che vogliono avere un futuro. Parte da qui la lettera che 13 organizzazioni hanno inviato, il 31 gennaio scorso, ai vertici di Bnl e della capogruppo Bnp Paribas, per chiedere chiarimenti e impegni precisi. Dopo un mese e mezzo di silenzio, la paziente ricerca di un contatto diretto con la divisione Responsabilità sociale di Bnl si rivela proficua: arriva la promessa di una risposta e, dopo qualche ritardo di prassi, l’agognata lettera. La firma è dell’amministratore delegato Fabio Gallia (nonché membro del consiglio di amministrazione di Bnp) che in poco più di tre pagine spiega la posizione della banca. Il testo è chiaro e dettagliato, ma lascia sostanzialmente inevase le nostre richieste.
Partiamo dagli armamenti. Gallia ricorda i codici di condotta (policy) di Bnp e Bnl, spiegando che essi sono stati rispettati. Anzi, Bnl è perfino più rigorosa, poiché restringe le operazioni di export ai soli paesi Nato e Ue. Vero, almeno sulla carta, poiché nessuna delle due banche pubblica il dettaglio delle singole operazioni di appoggio, come avevamo chiesto e come fanno da tempo altri istituti. Nessuna risposta nemmeno alla nostra richiesta di escludere transazioni con paesi dove sono state riscontrate violazioni di diritti umani, come la Turchia, che resta pur sempre un paese Nato. E proprio con la Turchia, nel 2008, Bnl ha ricevuto autorizzazioni all’incasso per oltre 1 miliardo di euro, relative alla vendita di 55 elicotteri militari Agusta A129.
Dove vanno le armi?
Ma c’è un altro nodo che emerge dall’analisi degli ultimi due anni. Nel biennio 2009-2010 le operazioni legate all’export di materiale bellico passano in larghissima parte dalle filiali italiane di Bnp. Ciò significa che tutto ciò che non è consentito dalla policy di Bnl (che, lo ricordiamo, restringe l’attività ai soli paesi Nato e Ue) potrebbe essere stato gestito da Bnp Italia, dunque nell’ambito dello stesso gruppo. Dov’erano destinate quelle armi? Verrebbe da pensare al Nord Africa o al Medio Oriente, visto che proprio in queste aree si trovano i principali acquirenti di armi italiane.
Non lo sappiamo, ma la banca darebbe un bell’esempio di trasparenza se alzasse il velo almeno sui paesi destinatari. Del resto non si capisce come debba essere interpretata la dichiarazione secondo la quale “Il Gruppo Bnp Paribas applica il principio dello ‘standard più elevato’ (…) applicando in alcuni casi criteri ancora più stringenti di quanto previsto nelle legislazioni locali”, contenuta nel Bilancio sociale Bnl (2009): tali standard si applicano solo a Bnl o anche alle filiali italiane di Bnp?
E sul nucleare?
Quanto al nucleare, il disastro di Fukushima ha demolito molte certezze, ma contro gli impianti di Angra3 (Brasile) e Jaitapur (India) Greenpeace aveva già lanciato una campagna internazionale (cfr. box). Sul primo impianto il gruppo francese ha condizionato la prosecuzione del proprio impegno al rispetto di alcune condizioni, tra cui una valutazione indipendente e il controllo da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, in linea con i dettami della propria policy. Su questo fronte la posizione dei promotori è netta: il progetto deve essere abbandonato, poiché basato su tecnologie vecchie di trent’anni, che in Europa non avrebbero diritto di cittadinanza.
Sull’impianto di Jaitapur – che sorgerà in una zona ad alto rischio sismico – la banca sembra non aver preso ancora una decisione, ed è questa forse l’unica notizia. Il progetto “sarà riesaminato” alla luce degli avvenimenti giapponesi, ha dichiarato la banca, che finora ha prestato solo servizi di consulenza senza alcun impegno. Chiediamo allora di chiarire la posizione dell’istituto, formalizzando il proprio disimpegno.
È evidente la crisi che sta attraversando il settore, al centro di un’opposizione sempre più vasta dell’opinione pubblica internazionale. Le difficoltà riguardano anche i finanziamenti, sempre meno generosi. Ci chiediamo quale sia la convenienza reale di una banca nell’imbarcarsi in progetti così fortemente lesivi della propria immagine, per non parlare dei rischi economici. E perché mai i risparmiatori dovrebbero consentirne il finanziamento con i propri soldi? Il 13 maggio scorso abbiamo ribadito le nostre proposte in un comunicato stampa, chiedendo un incontro ai vertici di Bnl, per ora senza esito.
Alla presentazione del bilancio 2010 del gruppo Bnp – che ha chiuso l’anno con quasi 8 miliardi di utili netti – il Ceo Budouin Prot ha riconfermato il ruolo strategico del nostro mercato e della controllata Bnl. In Italia ci sono ancora margini di crescita e le aspettative sono alte, considerata la tradizionale propensione al risparmio degli italiani. Ma il successo del gruppo è legato a doppio filo alle scelte dei risparmiatori. E molti non sono più disposti a foraggiare politiche irresponsabili, nemmeno per qualche euro in più sull’estratto conto. Roberto Cuda, da Mosaico di Pace giugno 2011
Nucleare: i progetti contestati
- Il progetto Angra3 prevede la costruzione di un reattore di “seconda generazione” sulla costa brasiliana a 130 km ovest da Rio de Janeiro. I lavori partirono nel 1984 e vennero interrotti due anni dopo, a causa del disastro di Chernobyl. Nel 2007 il governo brasiliano decise di completare l’impianto, attraverso una partnership tra la compagnia pubblica Electronuclear e la francese Areva. Si tratta di tecnologie obsolete, che nessun miglioramento potrebbe avvicinare ai livelli di sicurezza richiesti oggi in Europa. Il gruppo Bnp ha partecipato alla gara d’appalto, insieme ad altre banche, per il finanziamento del progetto, nel quadro di una “sindacazione” condotta da Société Générale. Il costo preventivato si aggira sui 3,5 miliardi di euro, destinati con tutta probabilità ad aumentare.
- Nella regione di Jaitapur in India è prevista la costruzione di due reattori nucleari di 1.650 MW, sviluppati da Areva. Il costo preventivato è di 5,4 miliardi di euro, anch’esso ampiamente sottostimato. La zona è ad alto rischio sismico: dal 1990 al 2000 si sono verificati tre terremoti con magnitudo superiore a 5 nella scala Richter. Nel terremoto del 1993, con magnitudo 6.3, persero la vita 9000 persone. Bnp ha ricevuto un mandato di consulenza per verificare la fattibilità di un eventuale finanziamento, che – precisa la banca stessa – non comporta l’obbligo di organizzarlo né di parteciparvi.
- Areva è una delle principali aziende a livello mondiale attive nel settore nucleare. Sostenuta finanziariamente da BNP Paribas, la società continua da anni l’estrazione di uranio dalle miniere del Niger. Nel maggio 2010 Greenpeace ha pubblicato un rapporto (in collaborazione con il laboratorio francese indipendente Criirad e la rete di Ong Rotab) che mostra i livelli di radioattività di acqua, aria e terra intorno alle cittadine di Arlit e Akokan, a pochi chilometri dalle miniere di Areva. I livelli di contaminazione risultarono altissimi, ma l’attività mineraria è contestata anche per i danni arrecati ai diritti alla terra dei Tuareg. Danni ambientali sono stati riscontrati anche presso la miniera d’uranio Somair in Niger, gestita dall’azienda. Nella lettere a Bnp abbiamo chiesto di interrompere l’appoggio ad Areva, fino a quando continuerà l’attuale attività di estrazione in Niger e la costruzione dei reattori nella regione di Jaitapur. Nessuna risposta, per ora, da parte della banca.
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Banche italiane e bombe cluster. Il massacro continua
Chissà se gli alti dirigenti di Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas e altri colossi della finanza europea e mondiale conoscono gli effetti delle bombe cluster, micidiali ordigni a frammentazione dalle conseguenze simili alle mine antiuomo. Soprattutto sui bambini, che continuano a perdere gambe e braccia passandoci sopra. Dovrebbero saperlo questi campioni della finanza, visto che ogni anno foraggiano a suon di miliardi le imprese produttrici. Con cifre e tabelle il rapporto “Worldwide Investments in Cluster Munitions: A Shared Responsibility”, realizzato da IKV Pax Christi e NetWerk Vlaanderen, mostra un quadro a tinte fosche sul sostegno finanziario al settore, emblema di una finanza che non guarda in faccia a nessuno pur di incamerare profitti. Sono 166 le istituzioni pubbliche e private che nel mondo hanno finanziato aziende attive nella produzione di bombe cluster, di cui 38 si trovano in paesi che hanno aderito alla Convenzione di Oslo che mette al bando questi ordigni. Si tratta di ben 39 miliardi di dollari, calcolati a partire dalla firma della stessa Convenzione nel maggio 2008. In Europa sono 26 gli istituti finanziari coinvolti, tra cui nomi del calibro di BNP Paribas, Crédit Agricole, Natixis e Société Générale, Allianz e Deutsche Bank, Barclays, HSBC e Royal Bank of Scotland, Rabobank. Molti di questi gruppi operano da tempo in Italia, come Allianz e Bnp Paribas (che controlla Bnl).
Quest’ultima nell’ottobre 2010 ha partecipato all’erogazione di crediti agevolati per 1 miliardo di dollari ad Alliant Technosystems, con scadenza 5 anni, utilizzati per operazioni di rifinanziamento, incremento del capitale operativo e finanziamento di possibili spese ed acquisizioni. Attraverso la controllata Bank of West, il gruppo Bnp ha partecipato nell’ambito di un sindacato di 20 banche con una quota di 30 milioni di dollari.
Nel settembre 2009 la Textron ha emesso obbligazioni per 600 milioni di dollari in due tranche, una da 350 milioni con scadenza cinque anni e una da 250 milioni con scadenza dieci anni. Bnp Paribas contribuì nel collocamento di 37,5 milioni nell’ambito di un pool di 11 banche. La banca non fece mancare il suo sostegno nemmeno alla Locked Martin, che nel novembre 2009 emise obbligazioni per 1,5 miliardi di dollari in due tranche, la prima di 900 milioni a dieci anni e la seconda di 600 milioni a trent’anni: insieme ad altre 12 banche, Bnp contribuì per una quota di 62,5 milioni. Infine al 31 dicembre 2010 la società di gestione Shinhan Bnp Paribas Asset Management, posseduta al 50% dalla banca francese, compariva tra gli azionisti della Poongsan Corporation con lo 0,9% del capitale, pari a 10,7 milioni di dollari.
Venendo alle banche nostrane, spiccano Intesa Sanpaolo e Italmobiliare (Pesenti). Secondo il rapporto Banca IMI, parte di Intesa Sanpaolo, è stata uno dei sei dealers che hanno partecipato all’emissione di obbligazioni della Lockheed Martin nel maggio del 2010. Si tratta di obbligazioni dovute nel 2040 per un valore complessivo di 728,2 milioni di dollari, emesse in cambio di una quota di obbligazioni in essere della società, che matureranno tra il 2016 e 2036.
L’altro grande gruppo italiano, Unicredit, viene citato per le falle lasciate aperte dalla propria policy sugli armamenti. Unicredit fu oggetto di una precedente indagine di Profundo e Urgewald dal titolo “German bank financing producers of cluster munitions”, datata 2 dicembre 2010, dalla quale risultavano investimenti per quasi 300 milioni di euro da parte dei fondi a marchio Pioneer, che riunisce le società di gestione della banca. Roberto Cuda, 31.05.11
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Nucleare ad alto rischio e armamenti: tredici organizzazioni della società civile scrivono a BNL e a BNP Paribas
Roma, 13.05.11 – Tredici organizzazioni della società civile hanno inviato una lettera ai vertici del Gruppo BNL e della Capogruppo BNP Paribas, in merito al finanziamento di impianti nucleari ad alto rischio e alle operazioni di sostegno alla produzione ed esportazione di armamenti (il testo della lettera e la risposta di Bnl qui sotto).
I chiarimenti forniti da BNL lasciano sostanzialmente inevase le loro richieste, rispetto alle quali i promotori chiedono di riaprire il dialogo.
Nello specifico, il Gruppo BNP Paribas risulta la banca più esposta a livello mondiale nel finanziamento della costruzione di centrali per l’energia nucleare civile (http://www.nuclearbanks.org/). Esso compare tra i probabili finanziatori del controverso reattore Angra 3 in Brasile e sta valutando l’erogazione di un prestito per la costruzione di due impianti nella regione di Jaitapur in India. In Brasile verranno utilizzate tecnologie obsolete e precedenti al disastro nucleare di Cernobyl, mentre in India gli impianti sorgeranno in una zona ad alto rischio sismico. Inoltre BNP Paribas sostiene finanziariamente la francese Areva, che da anni estrae uranio dalle miniere del Niger, con costi sociali e ambientali altissimi.
Sul fronte degli armamenti, BNP Paribas e BNL compaiono al primo posto tra le banche d’appoggio all’esportazione di materiale bellico dall’Italia, nell’ambito della Legge 185/90, con importi in continua crescita negli ultimi anni, come si desume dall’ultimo Rapporto della Presidenza del Consiglio relativo al 2010.
“All’indomani del disastro nucleare in Giappone, non possiamo accettare la continua proliferazione di centrali che mettono a rischio intere popolazioni, ha detto Roberto Cuda, del Cnsm e coordinatore del sito Vizicapitali.org. Il Gruppo BNP Paribas ha precise responsabilità nel finanziare questi progetti, contrari al buon senso e all’attenzione per la sostenibilità da sempre propagandata dal gruppo francese.
A BNL e alla Capogruppo BNP Paribas inoltre chiediamo maggiore trasparenza e una politica più stringente in tema di servizi all’esportazione di armamenti, soprattutto verso paesi in cui sono state riscontrate violazioni di diritti umani”.
Gli organismi promotori riconoscono l’importanza della risposta ricevuta da BNL alla loro lettera di chiarimenti e l’intenzione del gruppo bancario di interloquire con la società civile, e si augurano che questo confronto possa proseguire in modo proficuo. Per questo chiedono un incontro ai responsabili del Gruppo BNL, nel quale affrontare i nodi irrisolti.
I nostri rilievi alla risposta dell’Amministratore Delegato del Gruppo BNL Fabio Gallia
Armamenti
Non sono state fornite risposte in merito alle nostre richieste sui seguenti punti:
- Policy. La presenza di due policy – una per il Gruppo BNL e una per BNP Paribas, che coinvolge le filiali italiane – solleva più di un interrogativo. Infatti BNL afferma da tempo di “limitare le proprie attività relative alle operazioni di esportazione di armamento ai soli Paesi dell’Unione Europea e della NATO”, mentre la policy di BNP Paribas consente operazioni anche con altri paesi. Di fatto, quindi, gran parte delle operazioni per l’export di armamenti viene gestito dalle filiali italiane di BNP, che godono di minori restrizioni. E questo benché BNL affermi che “Il Gruppo BNP Paribas applica il principio dello ‘standard più elevato’ (…) applicando in alcuni casi criteri ancora più stringenti di quanto previsto nelle legislazioni locali” (BNL, Bilancio Sociale 2009).
- Pubblicazione delle singole operazioni appoggiate dai due istituti e dalle rispettive controllate.
- Rinuncia ad appoggiare operazioni di esportazione verso paesi dove sono state riscontrate serie violazioni dei diritti umani, secondo quanto specificato nella nostra lettera.
- Rinuncia a finanziare o appoggiare imprese impegnate in attività di cui al punto precedente e verso paesi in conflitto o inclusi nelle tipologie descritte nella nostra lettera.
- Assunzione di impegni precisi per ridurre operazioni di appoggio e finanziamento alla produzione ed esportazione di armamenti.
Nucleare civile
- Centrale Angra 3 (Brasile). BNP Paribas conferma la sua partecipazione al finanziamento del progetto e condiziona la prosecuzione dell’impegno al rispetto di quattro condizioni, tra cui una valutazione indipendente e il controllo da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica.
Non vien esplicitata nessuna intenzione da parte della banca di tirarsi fuori dal progetto e non viene data nessuna risposta sulle tecnologie utilizzate, fuori norma in Europa.
- Progetto Jaitapur (India). BNP Paribas sostiene che ha svolto un semplice lavoro di consulenza, che non è obbligata a organizzare il finanziamento né a parteciparvi. Annuncia inoltre che il progetto sarà riesaminato alla luce degli avvenimenti giapponesi. I promotori ribadiscono i rischi connessi a tali impianti e chiedono ulteriori spiegazioni alla banca sul “riesame” annunciato, ferma restando le richiesta di formalizzare la decisione di uscire dal progetto.
- Sostegno ad Areva. Nessuna risposta da parte della banca.
Per informazioni:
Roberto Cuda, robycuda@libero.it, 340.2284686
Andrea Baranes, abaranes@crbm.org
Firmatari del comunicato
Andrea Baranes, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
Roberto Cuda, Coordinamento Nord Sud del Mondo, coordinatore Vizicapitali.org
Marco Gallicani, Finansol.it
Alessandro Giannì, direttore campagne Greenpeace Italia
Franco Moretti, direttore di Nigrizia (Missionari Comboniani)
Yann Louvel, climate and energy campaign coordinator BankTrack
Eugenio Melandri, coordinatore nazionale Chiama L’Africa
Mario Menin, direttore di Missione Oggi (Missionari Saveriani)
Roberto Meregalli, Beati i Costruttori di Pace
Fabio Pipinato, direttore di Unimondo.org
Pietro Raitano, direttore di Altreconomia
Carlo Tombola, coordinatore consiglio scientifico Opal – Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere
Francesco Vignarca, coordinatore nazionale Rete Italia per il Disarmo
Alex Zanotelli, missionario comboniano e direttore di Mosaico di Pace (Pax Christi)
Lettera a BNL 31.01.2011
Risposta di BNL 14 aprile 2011
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UniCredit condannata a risarcire 5,7 milioni a un’azienda
UniCredit è stata condannata al pagamento di 5,7 milioni di euro ad un’azienda del piacentino, in relazione alla vendita di contratti derivati (swap). La sentenza della VI Sezione civile del Tribunale di Milano (5443, 19 aprile 2011) ha messo in luce la differenza di competenza tra il cliente, seppur qualificato, e quella dell’operatore bancario, nella vendita del prodotto. La banca era già stata condannata dallo stesso tribunale, con sentenza 5118 del 14 aprile scorso, a risarcire il comune di Ortona per 345mila euro, in relazione a tre contratti swap stipulati nel 2006. (Plus Il Sole 24 Ore, 07.05.2011)
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L’Italia soffoca, Intesa Sanpaolo in prima fila nel trasporto su gomma
Intesa Sanpaolo si conferma come banca “di sistema” nel sostegno delle grandi infrastrutture del paese. Nonostante gli impegni di Kyoto e il tendenziale esaurimento delle risorse petrolifere, l’Italia continua ad investire nelle costruzione di nuove grandi arterie stradali. Soprattutto nelle regioni del Nord e in pianura padana, tra le zone più inquinate d’Europa, le risorse si stanno indirizzando massicciamente verso il trasporto su gomma, a discapito di una rete ferroviaria arretrata, che richiederebbe forti ampliamenti e miglioramenti. In questo scenario il Gruppo Intesa è in prima fila tra i grandi finanziatori.
Attraverso la controllata Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, il Gruppo Intesa Sanpaolo è azionista al 39% di Autostrade Lombarde, che controlla Brebemi Spa, la quale gestirà la costruzione dell’arteria che collegherà Brescia, Bergamo e Milano e della società Tem Spa (al 5%), a cui farà capo la nuova tangenziale Est Est di Milano. Possiede inoltre il 26% di Pedemontana, che ha in cantiere la costruzione di una nuova autostrada ai piedi delle alpi lombarde.
Per quanto riguarda i finanziamenti, di seguito riportiamo le informazioni disponibili. Emerge con evidenza il ruolo centrale della banca in quattro opere strategiche, sia come istituto finanziatore che come azionista. In quanto azionista di rilievo, inoltre, la banca ha un interesse diretto nella realizzazione e nella redditività dei progetti.
Pedemontana
Il fabbisogno finanziario dell’opera è di 3.274 milioni, che si aggiunge a un’equity (aumento di capitale) di 536 milioni e a finanziamenti pubblici per 1.244 milioni. Dal punto di vista bancario è prevista una linea rapida di finanziamento di 500 milioni e un’altra linea di 150 milioni come quota di riserva. Dei 3.274 milioni previsti, la Cassa depositi e prestiti dovrebbe erogarne la metà (1,6 miliardi) e il resto a carico di un pool di banche (Il Sole 24 Ore, 21.02.11). Nel frattempo la società ha deliberato un prestito ponte di 260 milioni per le attività di breve termine, da parte di un pool di banche: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Centrobanca (Ubi), Banca Popolare di Milano e Monte dei Paschi (Il Sole 24 Ore Online, 23.02.11). Non sappiamo la quota che complessivamente verrà erogata da Intesa Sanpaolo, ma stando alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Biis Mario Ciaccia relative a Brebemi, Tem, Pedemontana e autostrada Cremona Mantova, “Nella Consapevolezza delle necessità di un solido intervento che possa dare fiducia al capitale di rischio, Biis ha assunto un ruolo guida” (Il Sole 24 Ore, 13.02.11). In effetti tra i progetti finanziati dalla banca segnalati sul sito di Biis – che resta il primo azionista bancario di Pedemontana Spa – compare anche l’Autostrada Pedemontana per 4.500 milioni di euro (in corso), anche se non è specificato formalmente il ruolo preciso di Intesa, che svolge comunque la funzione di advisor.
Brebemi
Anche qui vale la dichiarazione di Mario Ciaccia fatta sopra. La Brebemi richiederà un finanziamento superiore a 2,2 miliardi di euro da parte di un pool di banche e fondi. Oltre a far parte del pool, Biis-Intesa Sanpaolo organizzerà il finanziamento nel ruolo di advisor di Brebemi (Finanza & Mefrcati, 14.01.10). Ricordiamo che Biis è anche il primo azionista bancario con il 39% di autostrade Lombarde Spa, che a sua volta controlla Brebemi Spa. Intanto Autostrade Lombarde sta esaminando un aumento di capitale per portare la dotazione finanziaria dagli attuali 178 milioni fino a 500 milioni di euro, che vedrà in prima fila Biis. In questo modo la società avrà le risorse per provvedere a un aumento di capitale di Brebemi che servirà a sbloccare finanziamenti per 1,6 miliardi, erogati per metà da Cassa depositi e prestiti e per l’altra metà dal consorzio formato da Intesa, UniCredit e Centrobanca (Ubi). Fino ad ora i lavori hanno potuto proseguire grazie a un prestito ponte di 350 milioni erogato da Biis e Banco di Brescia (Ubi) (Il Sole 24 Ore, 19.02.11). Nel novembre 2009 la società ha sottoscritto un finanziamento a breve termine, scadenza maggio 2010, per 150 milioni di euro, erogato da Biis e Banco di Brescia (Ubi) (Bilancio Brebemi Spa 2009). Tra i progetti finanziati dalla banca segnalati sul sito di Biis compare Autostrade Lombarde-Brebemi per 1.600 milioni di euro (in corso), ruolo ricoperto da Biis: advisor e underwriter.
Tem
L’opera prevede costi complessivi pari a 1.578 milioni di euro, a cui dovrebbero aggiungersi altri 300 milioni (Il Sole 24 Ore, 21.02.11). Ruolo chiave nell’organizzazione del finanziamento sarà affidato a Biis, in conformità con le dichiarazioni di Ciaccia di cui sopra. Il progetto compare anche sul sito di Biis, rispetto al quale la banca ricopre il ruolo di advisor di Tem Spa, mentre è segnalato un finanziamento pari a 1.500 milioni di euro (in corso).
Autostrada Cremona-Mantova
Richiede finanziamenti per 300 milioni di euro. Anche qui Intesa ha un ruolo guida, secondo le affermazioni di Ciaccia (Il Sole 24 Ore, 13.02.11). Il progetto è segnalato sul sito di Biis tra quelli sostenuti dalla banca, che ricopre il ruolo di advisor. (14.04.11)
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Intesa Sanpaolo: le mani sull’acqua
Intesa Sanpaolo è la banca di gran lunga più esposta sul settore idrico, come risulta da documenti contabili. Azionista al 10% di Acque Potabili (provincia di Palermo), al 3,6% di Acegas e al 3% di Iren, compare tra i grandi finanziatori di tutte le multiutility quotate in Borsa. Acegas, Acque Potabili, Acsm Agam, Hera, Iride ed Enìa registrano debiti a breve e medio-lungo termine intorno ai 420 milioni di euro verso Intesa, oltre il doppio dei volumi di Unicredit. Acea e A2A non forniscono il dettaglio dei creditori, ma sappiamo che la banca guidata da Corrado Passera intrattiene rapporti privilegiati con entrambi. Nel marzo 2010 essa garantì il collocamento di un prestito obbligazionario Acea pari a 500 milioni di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Mps e Unicredit, mentre nove mesi dopo compare tra i collocatori di obbligazioni A2A per 1 miliardo di euro, insieme a Bnp, Mediobanca, Banco Bilbao e Calyon. Nei prospetti di entrambe le aziende, depositati alla Borsa del Lussemburgo (paradiso fiscale nel quale è avvenuta l’emissione), si precisa che gli istituti “e le rispettive affiliate sono impegnati, e potrebbero esserlo in futuro, in attività di banca d’investimento, banca commerciale (inclusa l’erogazione di prestiti agevolati) e altre transazioni correlate con le imprese emettitrici e le proprie affiliate e potrebbero prestare servizi per esse”. Intesa è anche uno dei grandi investitori di F2i, il fondo entrato prepotentemente nel mercato idrico con l’operazione San Giacomo-Mediterranea delle Acque, ma non disdegna interventi di minor cabotaggio in diversi Ato. Nel 2009 ha partecipato alla concessione di un prestito in pool alla società Multiservizi, che ha in appalto il servizio idrico dell’Ato di Ancona per la realizzazione degli investimenti previsti dal Piano d’Ambito, e ha acquisito un mandato per un finanziamento all’Ato di Novara, in attesa del quale ha concesso un prestito ponte in pool con altri istituti. Nel 2008 si segnala la prosecuzione dell’attività di advisory verso la Gori Spa, concessionaria per il servizio idrico dell’Ato Sarnese Vesuviano. Nelle relazioni di bilancio dei due anni precedenti emergono rapporti con l’allora Smat di Torino, a garanzia di finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti, e con la Telete per progetti relativi al ciclo idrico dell’Ato 1 Lazio Nord-Viterbo e dell’Ato 3 Umbria, nonché un’operatività “di particolare rilievo” con le principali aziende del nord Italia, quali Aem Milano, Hera, Asm Brescia e Iride. (da Valori, marzo 2011)
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Intesa Sanpaolo: condannata a risarcire 474.000 euro a una consumatrice per il crack Lehman
IntesaSanpaolo è stata condannata dalla prima sezione civile del Tribunale di Torino a risarcire una consumatrice per 474 mila euro, oltre a rivalutazione, interessi e spese legali, costituente il residuo del capitale investito l’11.10.2007 in obbligazioni Lehman Brtothers (prospettate dall’intermediario come titoli a basso rischio) ammessa al fallimento il 15.09.2008. A fondamento del pronunciamento, l’accertata violazione dell’obbligo contrattuale della banca di informare tempestivamente l’investitore, successivamente al conferimento dell’ordine, del mutato livello di rischio in misura rilevante.
Fino a quel momento le famigerate agenzie di rating – Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – riconoscevano un alto livello di affidabilità – AA – all’emittente.
Sul sito di “orientamento” dei consumatori del Consorzio Patti Chiari – costituito da ABI -Associazione bancaria italiana e Associazioni di consumatori – le obbligazioni dell’emittente americana rimasero nel paniere dei titoli a “basso rischio” fino al 18 settembre 2008 (quando Lehman Brothers era già in default). (Fonte: Adusbef, Comunicato stampa 07.01.2011)
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Unicredit investe nelle cluster bombs
Il Gruppo Unicredit ha investito quasi 300 milioni di euro in aziende che producono le micidiali cluster bombs. Per chi non lo sapesse si tratta di micidiali ordigni a frammentazione simili alle mine antiuomo, che possono restare inesplose anche per molto tempo, colpendo la popolazione civile. Le società che le producono sono colossi del settore come General Dynamics, L-3, Lockeed Martin, approfittando delle commesse dei paesi che ancora non hanno firmato le convenzioni internazionali che ne vietano l’uso. A rivelare il coinvolgimento della banca italiana è l’ong tedesca Urgewald, che ha pubblicato una ricerca sulle banche tedesche (e Unicredit è presente anche in Germania attraverso Hvb).
Ad investire in particolare sono i fondi che fanno capo al marchio Pioneer, che comprende le società di gestione del risparmio di Unicredit. Le cifre fornite da Urgewald rivelano azioni in portafoglio di diverse aziende, così suddivise: 104,79 milioni General Dynamics, 0,08 milioni Hanwha, 43,41 milioni L-3 Communications, 52,20 milioni Lockheed Martin, 24,20 Raytheon, 0,32 milioni STE, 73,57 milioni Textron. (Fonte: Profundo, Urgewald, German bank financing producers of cluster munitions, 2 dicembre 2010)
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I trucchi delle banche per non pagare le imposte
La commissione tributaria di Reggio Emilia ha respinto il ricorso del Credito Emiliano Holding contro l’Agenzia delle Entrate, che aveva accertato per l’anno di imposta 2004 un reddito maggiore rispetto a quanto dichiarato. Credem dovrà pagare maggiori imposte per 6,9 milioni e sanzioni e interessi per 18,6 milioni. L’accertamento si riferisce ad operazioni complesse che, attraverso derivati e triangolazioni internazionali, hanno consentito alla banca di ridurre il carico fiscale. Come si legge nella decisione, affari “che altro non sono, in concreto, che prodotti fiscali, ossia operazioni finanziarie ben note dettagliatamente descritte e riportate nei testi universitari, quali tipici esempi di scuola di elusione, utilizzati da numerosi istituti di credito di mezzo mondo; operazioni finanziarie o commerciali ripetibili nel tempo che si prefigurano il prevalente scopo di produrre un beneficio fiscale, il tax product”.
Banca Popolare di Milano ha deciso invece di patteggiare con l’Agenzia, relativamente ad analoghe operazioni effettuate nel periodo 2004-2008, che hanno evidenziato maggiori imposte da versare per 313 milioni di euro. La banca ha comunicato il patteggiamento di una cifra tra i 200 e 220 milioni.
Si tratta di precedenti ai quali guarda con preoccupazione l’intero sistema bancario, dato che secondo indiscrezioni già apparse sulla stampa, in tali vertenze sarebbero coinvolti altri gruppi bancari, tra cui Unicredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi. Complessivamente si parla di cifre eluse al fisco per oltre 3 miliardi. (Fonti: Il Sole 24 Ore, 01.12.2010; Mf, 01.12.2010)
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Class action di Altrconsumo contro Intesa Sanpaolo
Altroconsumo ha lanciato una class action nei confronti di Intesa Sanpaolo, con atto depositato presso il Tribunale di Torino, in seguito ad una serie di clausole contrattuali giudicate illegittime dall’associazione, quali commissioni di massimo scoperto, penali per conti in rosso, costi illeciti richiesti ai correntisti senza fido. Possono aderire tutti i consumatori titolari di un conto corrente privo di fido presso Intesa Sanpaolo che passando in rosso abbiano subito l’applicazione delle voci di spesa “Commissione di massimo scoperto” e “Penale a debito c/c non affidati” prima del 16 agosto 2009, diventata dopo questa data “Commissione per scoperto di conto (CSC)”.
Nell’atto di citazione si chiede al Tribunale di Torino di pronunciarsi sull’ammissibilità dell’azione. Altroconsumo invita lo stesso Tribunale a giudicare incostituzionali le norme che oggi amputano la class action in Italia, come la limitazione dell’applicabilità agli illeciti compiuti a partire dal 16 agosto 2009, escludendo così vicende e speculazioni nefaste come Parmalat, Cirio, bond argentini, Lehman Brothers. (Comunicato Altroconsumo, 25.11.2010)
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Commissioni sulle carte di credito: l’Antitrust multa otto banche
L’Antitrust ha multato MasterCard e otto banche per intese restrittive della concorrenza, con l’obiettivo di mantenere alte le commissioni interbancarie sui pagamenti, attraverso le carte di credito e di debito emesse dal circuito MasterCard. I maggiori oneri sono state trasferiti sulle commissioni richieste ai negozianti convenzionati, con ricadute sui consumatori. In particolare le multe sono state addebitate come segue: MasterCard Incorporated 2.700.000 euro, Banca Monte dei Paschi Siena 910.000, Bnl 240.000, Banca Sella Holding 360.000, Barclays Bank 50.000, Deutsche Bank 200.000, Intesa Sanpaolo 700.000, Icbpi 490.000 e UniCredit 380.000. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 05.11.10)
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BNP-BNL prima banca nucleare, azioni di Greenpeace in tutta Italia
I volontari di Greenpeace in Europa e in 29 città italiane, tra cui Milano, Torino, Roma, Firenze, Napoli e Palermo, stanno manifestando per chiedere al gruppo bancario Bnp Paribas – che in Italia controlla Bnl – di fermare i suoi investimenti nel campo del nucleare civile non sempre a prova di “bomba”. Da Angra3 in Brasile, un reattore nucleare obsoleto e pericoloso, alla devastante estrazione di uranio dalle miniere del Niger, che sta mettendo in serio pericolo la popolazione Tuareg. L’appello è chiaro: “attenzione i tuoi soldi possono essere soggetti ad investimenti radioattivi”.
BNP Paribas compare al primo posto tra le banche europee più esposte sul fronte del nucleare civile, secondo la ricerca effettuata da Greenpeace. In particolare la banca sta decidendo di finanziare, assieme ad altre banche francesi, la costruzione del controverso reattore Angra3 in Brasile, per un valore complessivo 1,1 miliardi di euro. Secondo Greenpeace Angra3 deve essere fermato, in quanto usa tecnologie vecchie e precedenti al disastro nucleare di Cernobyl del 1987, che non potrebbe essere costruito in Europa perché non a norma. Inoltre, sempre secondo l’organizzazione, nessuna analisi dei rischi è stata condotta dai proprietari dell’impianto ed esiste una sola strada di collegamento, peraltro soggetta frequentemente a frane.
Altri problemi sono stati riscontrati in Africa, dove la francese Areva, sostenuta da BNP, continua da anni l’estrazione di uranio dalle miniere del Niger. In collaborazione con il laboratorio francese indipendente Criirad e la rete di Ong Rotab, Greenpeace ha reso pubblico nel maggio 2010 maggio un monitoraggio della radioattività di acqua, aria e terra intorno alle cittadine di Arlit e Akokan, a pochi chilometri dalle miniere di Areva, accertando i livelli di contaminazione altissimi. L’attività mineraria, inoltre, viola i diritti tradizionali dei Tuareg alla terra. (03.11.10) (Fonti: Comunicato Stampa Greenpeace Italia, 23.10.2010, www.nuclearbanks.org, Unimondo 02.11.10)
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Intrecci finanza-acqua: le banche di appoggio di Iride e Enìa
Nuove informazioni sull’intreccio tra banche e gestione dei servizi idrici. Le rivela il Prospetto informativo di Iride depositato in Consob il 28 giugno scorso, relativo all’aumento di capitale dovuto alla fusione per incorporazione di Enìa in Iride, da cui nacque Iren. Il documento rivela che nei mesi di novembre e dicembre 2009 il Gruppo Iride - nata dalla fusione tra l’ Amga di Genova e l’ Aem di Torino – ha ricevuto finanziamenti per 50 milioni di euro da Banca Popolare di Novara (Gruppo Banco Popolare), per 50 milioni di euro da UniCredit e per 40 milioni da Centrobanca (Gruppo Ubi).
Nel settembre 2008 invece Enìa – attiva nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia – ha emesso due prestiti obbligazionari di 75 milioni l’uno, interamente sottoscritti rispettivamente da Bnp Paribas e da Société Generale Corporate % Investment Banking. (11.10.10)
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24 banche rifinanziano Finmeccanica
Finmeccanica, principale produttore ed esportatore di armi italiano, ha ottenuto una nuova linea di credito per 2,4 miliardi da parte di 24 istituti italiani ed esteri. Si tratta di un finanziamento a medio termine, che annulla e sostituisce le linee di credito bancarie in essere con caratteristiche equivalenti e di importo complessivo analogo, estendendo il periodo medio di disponibilità fino al settembre 2015.
Le banche che hanno sottoscritto l’operazione sono:
· Mandated Lead Arrangers e Bookrunners: Banca Nazionale del Lavoro, Banco Santander, Bank of America, Bank of Tokyo-Mitsubishi, HSBC Bank plc, Intesa SanPaolo, Royal Bank of Scotland, Société Générale, Sumitomo, Unicredit Corporate Banking.
· Lead Arrangers: Banca Popolare di Milano, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Centrobanca (Gruppo Ubi), Commerzbank, Monte Paschi di Siena.
· Co-Arrangers: Banca Carige, Banca Popolare Emilia Romagna, Banco di Sardegna, Banco Popolare di Sondrio, Barclays, Citibank, Crédit Industriel et Commercial, Credito Bergamasco (Banco Popolare), Goldman Sachs, Jp Morgan Chase Bank.
BNP Paribas ha svolto il ruolo di Coordinating e Documentation Bank, mentre UniCredit svolgerà il ruolo di Agent Bank. (Fonte: Comunicato Stampa Finmeccanica, 21.09.2010)
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Banco Popolare primo finanziatore della Cmc, attiva su Dal Molin, Tav Torino-Lione e Ponte sullo Stretto
Il Banco Popolare, attraverso la controllata Efibanca, risulta il primo finanziatore della Cmc – Consorzio muratori e cementisti di Ravenna, appartenente a Legacoop, società impegnata a vario titolo sui progetti più insostenibili nell’agenda delle grandi opere nazionali. Parliamo in particolare di tre progetti al centro dell’attenzione delle comunità locali e della società civile: la nuova base militare Usa nell’area dell’ex aeroporto Dal Molin di Vicenza, la Tav Torino-Lione e il famigerato Ponte sullo Stretto di Messina.
Sulla prima sono già partiti i lavori e la Cmc è impegnata nelle fasi di progettazione e costruzione, dopo essersi aggiudicata un appalto di 248,3 milioni di euro. Per quanto riguarda la progettazione ed esecuzione del cunicolo esplorativo per la Tav Torino-Lione, la Cmc aveva vinto l’appalto per il tunnel di Venaus per un importo di 84,3 milioni di euro, prima che nel dicembre 2005 i valsusini bloccassero l’apertura dei cantieri. Oggi l’azienda è stasa dirottata sull’analogo tunnel di Chiomonte, sulla base di un tracciato di cui sono stati resi noti i dettagli nell’agosto scorso. Infine la Cmc è attiva nella progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e possiede il 13% di Eurolink Scpa, Contraente generale del progetto. Qui l’importo complessivo è pari 4,6 miliardi di euro, dei quali 71 milioni solo per la progettazione.
Dal bilancio dell’azienda si desume che a fine 2009 il Banco Popolare aveva in essere finanziamenti per 50 milioni di euro, conquistando il primato tra le banche di appoggio. Segue Unicredit con 24,780 milioni, la Bnl con 22,404 milioni, Intesa Sanpaolo con 4,167 milioni, Montepaschi con 1,422 milioni. Tra le imprese non bancarie spicca Ubi Leasing (Gruppo Ubi Banca) che nel 2009 aveva in corso finanziamenti per 11,083 milioni di euro. (24.09.10)
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Derivati e imprese: partono le prime denunce, il 60% contro Unicredit
La Camera di Commercio di Milano rivela che 200 imprese hanno chiesto aiuto ad un consulente per far fronte alle perdite su derivati, acquistati per lo più tra il 2000 e il 2005. Di queste, 20 hanno già fatto causa alle banche, nel 60% dei casi contro Unicredit. (Fonte: Il Sole 24 Ore, inserto Lombardia, 08.09.10)
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Le banche nel mirino della Consob
Il 3 maggio scorso la Consob ha invitato Intesa Sanpaolo, UniCredit Banca, Mps, Banca Popolare di Vicenza (Banco Popolare) e Bnl ha convocare i propri Cda per rivedere le procedure di vendita di servizi finanziari. La Consob ha rilevato che “Gli accertamenti fin qui svolti hanno evidenziato che le politiche commerciali (selezione dei prodotti finanziari da offrire ai clienti, criteri di elaborazione dei budget; definizione degli schemi di incentivazione del personale addetto alla distribuzione) sono risultate in larga parte imperniate su logiche di prodotto (quantitativi di prodotti da vendere, di norma di raccolta propria o del gruppo) anziché di servizio reso nell’interesse della clientela”. Tutto ciò secondo la Consob potrebbe indurre la banca a collocare i prodotti, spesso sviluppati in casa, unicamente secondo criteri di budget a prescindere dall’adeguatezza o meno del prodotto e a scapito della trasparenza, come in alcuni casi ha accertato la Consob stessa.
Alla stessa data la Consob ha chiesto la convocazione del Consiglio di amministrazione di Bnl per l’esame di tematiche inerenti all’offerta ad enti locali di derivati over the counter (Otc) con finalità di copertura. In particolare viene rilevata la necessità di dotarsi di procedure per il monitoraggio delle posizioni aperte, per verificarne la copertura e prevenire eventuali perdite. (Fonti: Notiziario settimanale Consob in .pdf, Anno XVI, N° 18, 3 maggio 2010; Il Sole 24 Ore, 04.05.10).
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