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POLICY ARMAMENTI

  • Il gruppo UniCredit ha modificato nel corso degli anni la propria policy iniziale reintroducendo la possibilità di finanziare determinati settori dell’industria militare e non escludendo la fornitura di servizi bancari alle esportazioni di armamenti”. (Fonte: Unimondo). Ecco i principali passaggi.
  • Nel Bilancio Sociale Ambientale 2001 Unicredit aveva annunciato il proprio “disimpegno”  dal settore degli armamenti (pg. 78) e nello stesso anno la banca estendeva anche alle consociate estere la regola di “eliminare nel corso del tempo l’attività creditizia nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nel commercio delle armi” (pg. 143).
  • Nel Bilancio di Sostenibilità 2007 (in .pdf) UniCredit Group, però, ha annunciato una nuova “Politica di finanziamento del settore difesa” (pg. 65) fondata su “due solidi ed imprescindibili principi”. “In primo luogo, il Gruppo UniCredit rifiuta di intrattenere rapporti con aziende produttrici o utilizzatrici di armi controverse bandite dai trattati internazionali. In secondo luogo, in relazione ai destinatari ultimi degli armamenti, gli stessi sono tenuti a fornire garanzie credibili che tutte le armi acquistate saranno adoperate per fini di difesa o motivi di sicurezza”. Nel “Bilancio di Sostenibilità 2008”  (in .pdf) il Gruppo UniCredit afferma quindi di aver avviato “una fase di revisione e rafforzamento” delle proprie politiche in tema di difesa e armamenti (p. 38), e nel “Bilancio di Sostenibilità 2009”  (in .pdf) riporta di aver “ultimato la fase di revisione” di tale policy (p. 21) e che nel 2009 il “Comitato rischi del Gruppo ha formalmente approvato la policy modificata in tema di energia nucleare e quella relativa all’industria della Difesa/Armamenti, distribuendole alle società del Gruppo per l’adozione formale”. “Provvederemo – aggiunge la nota – a comunicare i contenuti principali di tali politiche, pubblicandole sul nostro sito web nel corso del 2010” (p. 57).
  • A fine dicembre 2010, UniCredit ha pubblicato sul proprio sito non l’annunciata “policy” bensì una più modesta “dichiarazione di posizione sui rischi reputazionali connessi al settore Difesa/Armi” della (in .pdf). La dichiarazione ”si distingue per diverse mancanze rispetto agli annunci precedenti, ma soprattutto l’unico criterio restrittivo riguarda i “destinatari o utenti di armi” che “devono essere governi, organizzazioni governative, società statali o organizzazioni sopranazionali” ad unica condizione che “forniscano garanzie credibili sul fatto che le armi non siano trasferite a terzi o in altri paesi”. (Si veda l’articolo di Unimondo).
  • In sintesi, sebbene sia evidente la decisione del gruppo di autolimitare la propria operatività nel settore dell’industria militare anche per le controllate all’estero, UniCredit Group dovrebbe impegnarsi a pubblicare integralmente la nuova policy e un dettagliato resoconto delle proprie operazioni per l’esportazione di armamenti sia in Italia che all’estero, soprattutto per quelle assunte nei Paesi dell’Est europeo dove il gruppo è ampiamente presente.

OPERAZIONI PER ESPORTAZIONI DI ARMAMENTI

  • Nel 2010 UniCredit ha assunto operazioni per l’esportazione di sistemi militari italiani per oltre 297 milioni di euro (pari al 9,8%): nel maggio del 2010, per la prima volta, ha pubblicato sul proprio portale una breve nota di “Riepilogo dei dati relativi alle autorizzazioni rilasciate per esportazioni definitive riportate nella Relazione al Parlamento (2007- 2010)” nella quale afferma che “per il 2010, nonostante la crescita registrata, è importante sottolineare che il totale di € 297,5 milioni è imputabile per € 261,5 milioni (l’88%) ad un’unica transazione per un sistema satellitare di comunicazioni destinato al ministero della Difesa in Turchia” (in .pdf).
  • Per quanto riguarda i “programmi intergovernativi”, ovvero i progetti internazionali di produzione dei armamenti, UniCredit ha movimentato 968 milioni di euro, su un volume complessivo di 1 miliardo e 400 milioni. (Fonte: Adista)
  • Nella Relazione governativa 2009 (riferita all’anno 2008) le banche italiane del gruppo Unicredit hanno assunto operazioni di esportazione di armamenti per un valore complessivo di circa 123 milioni di euro (tabella in .pdf), mentre nel 2009 le autorizzazioni rilasciate a Unicredit per tali operazioni superano i 146 milioni di euro (lista in .pdf): ciò escludendo le operazioni riguardanti i “programmi intergovernativi” che, sempre nel 2009, hanno visto Unicredit impegnata per circa 702 milioni di euro (Fonte: Adista).

FINANZIAMENTI ARMATI

  • Il Gruppo Unicredit, attraverso vari fondi che fanno capo a società del marchio Pioneer hanno investito 298,5 milioni di euro in diverse società che producono cluster bombs. L’investimento è così distribuito: 104,79 milioni General Dynamics, 0,08 milioni Hanwha, 43,41 milioni L-3 Communications, 52,20 milioni Lockheed Martin, 24,20 Raytheon, 0,32 milioni STE, 73,57 milioni Textron. (Fonte: Profundo, Urgewald, German bank financing producers of cluster munitions, 2 dicembre 2010)
  • Nel febbraio 2007 un rapporto (in .pdf) dell’Ong belga Netwerk Vlaanderen, parte della rete internazionale BankTrack, svela gli stretti legami tra ben 68 istituti di credito di tutto il pianeta e una mezza dozzina di compagnie che producono le famigerate cluster bombs. Queste società, tra cui spiccano “nomi illustri” come la Lockheed Martin, Thales e la Raytheon, riescono ad assicurarsi crediti per ben 10 miliardi di euro grazie ai buoni servizi di banche di Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Francia, Germania e di un nutrito gruppo di altri Paesi occidentali, tra cui anche l’Italia (HVB-UniCredit e Mediobanca). In particolare, nel gennaio 2005 Hvb-UniCredit partecipa insieme ad altre 28 banche nell’erogazione di un prestito di 1,5 miliardi di euro a favore della Thales, con scadenza finale 2011, mentre nel luglio 2005 la stessa banca finanzia la Eads per 85 milioni di euro, insieme ad altre 36 banche che nel complesso assicurano prestiti per 3 miliardi di euro.
  • Il 14 dicembre 2007 Netwerk Vlaanderen ha pubblicato un rapporto (in .pdf) che esamina gli investimenti e i prestiti di 121 gruppi bancari in imprese e progetti accusati di pesanti violazioni dei diritti umani. Si va dalla vendita di armi a dittatori a progetti che impediscono alle comunità locali l’accesso alla terra e all’acqua, fino alla cooperazione con gruppi paramilitari e al coinvolgimento in espropri e rilocalizzazioni forzate e altri casi.
    I gruppi bancari presi in esame provengono da 24 Paesi. Per l’Italia è Unicredit a figurare nel rapporto, in particolare tramite la banca tedesca del gruppo Unicredit, la HVB, che avrebbe partecipato a operazioni finanziarie con imprese che, tra le altre cose, investono in Birmania.
    La stessa banca sarebbe inoltre coinvolta in alcune operazioni finanziarie verso la Eads, seconda impresa del settore delle armi in Europa, produttrice di armi nucleari e attualmente sotto accusa perché alcuni suoi componenti sarebbero finiti nella stessa Birmania, malgrado l’embargo dell’Unione Europea. La stessa azienda produce armi nucleari. In particolare nel luglio 2005, Hvp partecipò ad un prestito di 3 miliardi di euro per sei anni, attraverso un’erogazione di 85 milioni di euro. Inoltre nel novembre 2005 il medesimo istituto partecipò con un prestito di 15 milioni ad un finanziamento di 175,5 milioni a favore della Eurocopter, controllata interamente dalla Eads.
    Nel periodo considerato, che va dal 2003 al 2007, le 121 banche coinvolte in questi finanziamenti avrebbero assicurato prestiti legati a violazioni dei diritti umani per 13 miliardi di dollari, emesso e sottoscritto prestiti obbligazionari per 28,4 miliardi e fornito consulenza per l’emissione di azioni per 14,8 miliardi di dollari Usa. Secondo i promotori dello studio, si tratta di violazioni ben documentate.

FONDI ARMATI

  • La banca compare tra i 24 istituti che hanno partecipato ad una nuova linea di credito per 2,4 miliardi a favore di Finmeccanica, principale produttore ed esportatore di armi italiano. Finmeccanica ha in mano il 25% di MBDA, consorzio europeo compartecipato da Bae System (37,5%) ed Eads (37,5%) e leader mondiale nella produzione di missili e sistemi missilistici nucleari (oltre 3.000 missili prodotti nel 2010).
  • Si tratta di un finanziamento a medio termine, che annulla e sostituisce le linee di credito bancarie in essere con caratteristiche equivalenti e di importo complessivo analogo, estendendo il periodo medio di disponibilità fino al settembre 2015. Le banche che hanno sottoscritto l’operazione – suddivise in base al ruolo ricoperto –  sono:
    - Mandated Lead Arrangers e Bookrunners: Banca Nazionale del Lavoro, Banco Santander, Bank of America, Bank of Tokyo-Mitsubishi, HSBC Bank plc, Intesa SanPaolo, Royal Bank of Scotland, Société Générale, Sumitomo, Unicredit Corporate Banking.
    - Lead Arrangers: Banca Popolare di Milano, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Centrobanca (Gruppo Ubi), Commerzbank, Monte Paschi di Siena.
    - Co-Arrangers: Banca Carige, Banca Popolare Emilia Romagna, Banco di Sardegna, Banco Popolare di Sondrio, Barclays, Citibank, Crédit Industriel et Commercial, Credito Bergamasco (Banco Popolare), Goldman Sachs, Jp Morgan Chase Bank.
    BNP Paribas ha svolto il ruolo di Coordinating e Documentation Bank, mentre UniCredit svolgerà il ruolo di Agent Bank. (Fonte: Comunicato Stampa Finmeccanica, 21.09.2010).
  • Finmeccanica inoltre ha usufruito nel 2008 di un prestito ponte di 3,2 miliardi di euro organizzato da Goldman Sachs, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Unicredit, quest’ultima con una quota di 1,4 miliardi, per l’acquisizione dell’americana Drs Finmeccanica. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 11/03/2009).

    Unicredit ha curato anche il collocamento di un prestito obbligazionario Finmeccanica pari a 250 milioni di euro, in qualità di joint bookrunner, insieme ad altre 4 banche (Comunicato Finmeccanica, 04/02/2009). Della stessa azienda e nello stesso ruolo ha curato un’emissione obbligazionaria pari a 600 milioni di euro, il 14 ottobre 2009 (Comunicato Finmeccanica, 14/10/09).

    Infine tramite i fondi di Pioneer Am e Pioneer Im, ha investito 94,79 milioni di euro in titoli Finmeccanica (dati al 30 giugno 2009).

  • Attraverso i suoi fondi di investimento (Pioneer), il Gruppo ha investito 805,823 milioni di euro in imprese che producono armi, comprese mine, cluster bombs e armi nucleari. (Fonte: Valori in .pdf, giugno 2009)
  • Unicredit ha finanziato la Cmc – Consorzio muratori e cementisti di Ravenna – impegnata nella progettazione e costruzione della nuova base militare Usa nell’area dell’ex aeroporto Dal Molin di Vicenza, nella progettazione ed esecuzione del cunicolo Tav Torino-Lione e nella progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina (possiede il 13% di Eurolink Scpa, Contraente generale del progetto). Nel 2007 la banca ha erogato un prestito di 5 milioni con scadenza 2014, di cui a fine 2009 risultava ancora un’esposizione per 4,7 milioni. Un altro finanziamento è stato erogato nel 2007 dalla controllata Mediocredito Centrale, con scadenza 2012, per 20 milioni di euro, esposizione rimasta invariata nel 2009 (Fonte: Bilancio Cmc 2008, 2009)
  • Intesa, Unicredit e BNP hanno collocato ognuna 148 milioni di dollari di azioni Finmeccanica nel novembre 2008 e 358,8 milioni di dollari di obbligazioni in tre successive emissioni: novembre 2008, febbraio 2009, ottobre 2009. (Profundo, Ican, Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, Don’t bank on the bomb, marzo 2012)